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La
piastra di ricerca è senza dubbio l’elemento più
importante di qualsiasi metal detector. Anche se agli
occhi di un neofita potrebbe apparire come un elemento
molto semplice, formato da uno o più avvolgimenti di
filo elettrico ricoperti da una speciale resina, la sua
tecnologia costruttiva è in realtà molto complessa.
Sicuramente è più facile progettare un control box,
anche digitale, piuttosto che una piastra di ricerca che
presenti caratteristiche di eccellenza.
La
tecnologia delle piastre va di pari passo con quella
dell’elettronica dei circuiti per l’elaborazione del
segnale. Le piastre di nuova concezione contengono
all’interno persino circuiti elettronici per il
trattamento del segnale, per evitare di far compiere
allo stesso il tragitto che lo porta al box controlli e
durante il quale potrebbe essere influenzato da
interferenze esterne.
Le
piastre attualmente utilizzate nel campo del metal
deteting si suddividono essenzialmente in tre tipi:
Concentriche
Doppia D
Monoloop
La forma delle piastre è
prevalentemente circolare, ma sono disponibili anche di
forma ellittica ed addirittura piastre di forma
rettangolare.Le dimensioni vanno da una decina di cm.
sino a 50-60 cm.
Piastra
Concentrica
E’
il tipo di piastra probabilmente più utilizzata.
Come
suggerisce il suo nome, i due o più avvolgimenti
preposti alla trasmissione e ricezione del segnale sono
avvolti in maniera concentrica rispetto al centro della
piastra. E’ sicuramente il tipo di piastra più facile da
realizzare. Uno dei vantaggi di questa tecnologia è che
gli avvolgimenti sono disposti in maniera da sfruttare
il massimo diametro disponibile che si traduce in un
campo magnetico trasmesso molto forte e in una grande
sensibilità di ricezione. Inoltre la forma del campo
magnetico è la più simmetrica
possibile,
rendendo il pinpoint dell’oggetto veramente facile e
agevolando l’identificazione del bersaglio.
Sfortunatamente le piastre concentriche sono molto
sensibili alle interferenze dovute alla mineralizzazione
del terreno, per cui su suoli fortemente mineralizzati
perdono molta della loro capacità penetrativa.
Un
altro svantaggio è che il campo magnetico si propaga nel
terreno a mò di imbuto: la sua sezione si restringe
sempre più con l’aumentare della profondità, per cui
durante la ricerca si richiede una sovrapposizione delle
passate molto più accentuata (overlapping).

La bobina di trasmissione (TX) crea un
campo magnetico mentre la bobina
ricevente (RX) rileva il campo generato da un oggetto.
Piastra a
Doppia “D”
La
configurazione a doppia D prevede che gli avvolgimenti
al suo interno siano realizzati in modo da sovrapporsi
leggermente. La tecnica di sovrapposizione delle bobine
di TX ed RX produce un effetto che rende questo tipo di
piastra molto più immune alla mineralizzazione rispetto
alle concentriche.

La piastra Doppia D ha una direzione del campo
Diversa rispetto a quelle concentriche.
Il
nome "Doppia D" deriva proprio dalla forma a D degli
avvolgimenti. Grazie alla disposizione particolare delle
bobine si ha un’impronta del campo magnetico molto
stretta che si propaga dall’asse longitudinale della
piastra, e penetra nel terreno mantenendo la sua sezione
pressoché invariata fino alla massima profondità.
Rispetto ad una piastra concentrica quindi, a parità di
dimensioni, la Doppia D ha una superficie sensibile
molto minore, per cui subisce in maniera nettamente
inferiore i disturbi causati dalla mineralizzazione del
terreno, e non richiede durante la ricerca un
overlapping molto spinto.
A
parità di passata, la piastra doppia D analizza un
volume di terreno maggiore in quanto la sua sezione
rimane invariata fino alla massima profondità, mentre
una piastra concentrica (seppur più potente a parità di
dimensioni) diminuisce la sezione del suo campo
magnetico man mano che si propaga nel terreno.
Per
concludere, la piastra a doppia D è la più performante
su terreni fortemente mineralizzati. Gli svantaggi
rispetto alla concentrica sono un campo magnetico meno
potente, un pinpointing meno accurato ed una sensibilità
verso gli oggetti più piccoli minore.

La piastra Doppia D batte la concentrica sui terreni
molto mineralizzati.
MonoLoop
Le
piastre MonoLoop (singolo avvolgimento) trovano il loro
impiego esclusivamente nei metal detector a tecnologia
PI (Pulse Induction). Come dice il nome, queste piastre
hanno un unico avvolgimento che funge sia da
trasmettitore che da ricevitore. Ciò è reso possibile da
un circuito elettronico che commuta centinaia o migliaia
di volte al secondo l’avvolgimento ora in trasmissione
ora in ricezione.
L’impronta del campo magnetico è a forma di cono
rovesciato, come per le piastre concentriche. Queste
piastre sono estremamente sensibili a piccolissimi
oggetti, in quanto il diametro della bobina di ricezione
è lo stesso di quella trasmittente e non più piccolo
come nel caso delle piastre concentriche. Tuttavia
essendo sensibilissime a piccolissimi oggetti e quindi
anche alla mineralizzazione del terreno, non possono
essere usate su detectors con tecnologia VLF ma solo su
detectors ad impulsi.
Rotonde o
ellittiche ?
Delle piastre concentriche o doppia D se ne trovano
anche versioni con forma ellittica. In cosa differiscono
rispetto alle circolari?
Prendiamo come esempio una classica piastra rotonda da
10 pollici. Durante una passata sul terreno l’area che
si va a coprire misura per l’appunto 10 pollici in
altezza moltiplicato per la lunghezza della passata,
poniamo 2 metri. Il risultato sarà: 10”= 25cm X 200cm =
0,5 metri quadri. Se prendiamo la stessa bobina e ne
modifichiamo le dimensioni allungando un asse di 2
pollici ed accorciandone l’altro della stessa misura
avremo realizzato una piastra ellittica di dimensioni
12”X 8”. La stessa passata sul terreno questa volta avrà
un’altezza di 12 pollici, per cui l’area coperta da una
passata sarà :12”= 30cm x 200 cm = 0,60 metri quadri.
Quindi il primo vantaggio di una piastra ellittica è che
a parità di peso permette di coprire una superficie
maggiore, oppure, detto in un’altra maniera, si riescono
a costruire piastre potenti ma con migliore
maneggevolezza.
Piccole o
grandi?
Per
quanto riguarda la scelta delle dimensioni di una
piastra di ricerca è bene considerare quanto segue:
più
una piastra è grande più il campo magnetico emesso è
potente, per cui la profondità di ricerca sarà maggiore.
Una regola approssimativa dice che per un oggetto delle
dimensioni di una moneta, la profondità di ricerca di
una piastra è uguale a circa il suo diametro in terreni
poco mineralizzati.

In genere più è grande la piastra,
maggiore è il campo generato.
Tuttavia una piastra grande avrà una maggiore superficie
sensibile alla mineralizzazione del terreno, per cui il
detector che la monta dovrà essere fornito di circuiti
di Ground Balancing molto performanti, altrimenti la
sensibilità ai piccoli oggetti verrà drasticamente
ridotta. Piastre piccole offrono il vantaggio di poter
cercare su siti anche molto inquinati da rifiuti
metallici poiché, per le loro dimensioni, permettono una
separazione maggiore dei target vicini. Inoltre le
piastre di piccole dimensioni sono meno affette dalla
mineralizzazione del terreno, per cui risultano molto
più sensibili ai piccoli oggetti. Altro vantaggio è
quello di poter essere usate su terreni particolarmente
scomodi, come tra i sassi o le zolle di un campo arato.
Di
contro la loro capacità penetrativa è ridotta rispetto
alle grandi.
Conclusioni
Nel
metal detecting non esistono prestazioni assolute. E’
una continua ricerca di compromessi. Dalla frequenza di
lavoro, al tipo di piastra e alla sua forma e
dimensione, ognuno deve avere bene in mente che cosa
vuole cercare e dove vuole cercarla: solo così potrà
indirizzarsi verso un modello di detector che abbia le
caratteristiche a lui più congeniali.
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